Rievocazione - Corporazione Arcieri Storici Medievali

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Rievocazione


LA RIEVOCAZIONE NELL’ARCIERIA STORICA MEDIEVALE

In questo breve scritto cercheremo di sintetizzare gli aspetti necessari alla rievocazione arcieristica. Compito arduo vedendo come si evolve continuamente l’arcieria, ed in particolare la cosiddetta arcieria storica. Spesso, infatti, mode del momento e sano folclore condizionano ciò che vediamo fare nelle piazze delle città. Certo - come si suol dire - l’occhio vuole la sua parte, ma la storia è storia, e chi vuol fare rievocazione questo importante aspetto deve sempre tenerlo a mente.

CONOSCERE REALMENTE O PRESUMERE DI CONOSCERE?

Il mondo della rievocazione medievale, è molto variegato ed è, a nostro avviso, costituito sostanzialmente da quattro categorie: gli appassionati, i ricercatori, i dotti professori e... i presunti tali.  Cerchereremo, quindi, nel modo più semplice possibile - da umili ricercatori - di contribuire all’introduzione alla rievocazione della cosiddetta “arcieria storica medioevale”.  Lungi da noi, però, il sostenere di avere la risposta a tutto o, peggio ancora, che quello che si scrive sia la verità assoluta. Noi pensiamo che quando si parla di storia, soprattutto quella che riguarda determinati periodi come il Medioevo, gli studi e le ricerche creano sì le condizioni per fare una buona ricostruzione dell’epoca, ma non determinano una sicura e totale certezza su quello che è realmente successo. Pertanto, ci scusiamo fin da ora con voi se ometteremo qualche importante particolare. In fondo, siamo solamente degli esseri umani, ovvero pieni di difetti!

SCEGLIERE CON ATTENZIONE IL PERIODO DI RIFERIMENTO

E’ bene partire con alcuni concetti di base. Ovviamente, è inutile dire che per voler rievocare "l’arciere" bisogna saper usare l’arco e, soprattutto, il proprio arco storico. Sembra banale, ma bisogna precisarlo, in quanto l’aspetto più importante per un arciere  - come per uno che combatte con la spada - è proprio la perfetta padronanza della sua “arma”. Sia per la fedeltà ricostruttiva sia, soprattutto, per la sicurezza propria ed altrui. Detto ciò, è opportuno che si chiarisca l’importanza del periodo di riferimento al quale il rievocatore vuole attenersi. Purtroppo, questo è uno dei dolenti tasti della rievocazione arcieristica. Spesso, infatti, si vedono negli eventi arcieri che hanno sì adeguati vestiti, archi e frecce, ma di periodi diversi. Questa è una forma di rievocazione palesemente errata (non parliamo, chiaramente, di chi pensa di fare l’arciere storico vestito da “Robin Hood”, in quanto ogni commento credo sia superfluo!). Il primo consiglio che ci permettiamo di dare, è proprio quello di capire se nella zona in cui uno intende fare rievocazione ci sia stata una evidente presenza storica relativa ad arcieri. Fatta questa doverosa verifica, e compreso il periodo nel quale si è avuta, è necessario trovare possibilmente fonti iconografiche o, meglio ancora, reperti e manoscritti.








Se tutto ciò, non fosse possibile, è necessario almeno recuperare studi e ricerche pubblicate da esperti che attestino determinate realtà. Solo allora, potremmo prendere come riferimento un determinato tipo di arco. Un semplice esempio: nel sud della nostra bella Italia, è impensabile che fosse diffuso in modo considerevole l’arco comunemente chiamato long-bow. Sì, è possibile una sua presenza occasionale, legata soprattutto a scambi commerciali o, più probabilmente, legata all’uso di arcieri mercenari, ma non per una costruzione, e relativa diffusione, significativa sul territorio. E’ invece accertata la diffusa presenza di archi compositi, di derivazione orientale, sia importati sia costruiti in loco. Al riguardo, fonti attendibili citano una comunità di diverse migliaia di Saraceni al servizio di Federico II di Svevia, che in quel di Lucera, ovvero in Puglia, “sfornavano” con ritmi industriali archi, balestre e frecce per l’esercito del grande Stupor Mundi. 


L’ARCIERE E L’ARCO NELL’ITALIA DEL MEDIOEVO

Quasi ovunque era diffuso l’arco semplice (diritto e ricurvo) o “composito” (corno, budello ecc.) tipicamente medio-orientale, che in base agli usi e alle esigenze del luogo, assumeva più importanza nella pratica venatoria o in quella bellica. Ad esempio, tra il nord e il sud c’erano nette differenziazioni proprio dovute alle varie dominazioni.  Numerose, sono le tracce e le documentazioni attestanti l’uso dell’arco nell’Italia medievale, soprattutto in chiave di ricerca iconografica.  Meno facile e chiara, invece, la ricerca bibliografica, in quanto non sono moltissimi gli scritti che trattano tale argomento. Interessanti documenti sono le opere del letterato Piero de’ Crescenzi risalenti al XIV secolo circa, che trattano sia l’uso dell’arco nella caccia sia le tecniche costruttive, con particolare riferimento ai legni da utilizzare. Ma anche altri scrittori italiani  citano l’arco nei lori scritti, con riferimenti soprattutto relativi ai materiali.

L’USO DELL’ARCO IN GUERRA

Anche se indubbiamente le capacità offensive di un esercito nel Medioevo erano affidate alla potente e pesante cavalleria, una parte importante – e a volte determinante – la svolgevano gli arcieri (Hastings docet!). Nel libro di Montaperti troviamo palesi riferimenti agli arcieri utilizzati nella vittoriosa battaglia di Campaldino dei Guelfi e alla loro leggera dotazione di un arco con un fascio di dodici frecce cadauno. Mentre nel libro del Villani si leggeva che un arciere poteva scoccare tre frecce nel tempo occorrente al balestriere per un solo tiro. Dunque, un utilizzo ed una presenza significativa che non prende spunto da leggende, ma da vera storia nostrana!

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